Ovvero sulla Nascita di N.S.G.C.
Questa è un’invettiva; un’invettiva contro ignoti, ma pur sempre un’invettiva.
Un rant, uno sfogo, una dichiarazione di odio.
Io gradirei sapere chi ha deciso di mettere le mandorle sopra un dolce al cui interno NON CI SONO MANDORLE.
Se io prendo un bignè e sopra c’è una glassa verdina presuppongo GIUSTAMENTE che dentro ci sia il pistacchio (del pistacchio fluorescente, chimico, riprovevole, ma pur sempre del pistacchio); se in una scatola di cioccolatini vedo un cremino con una noce in sommità immagino CON ARGUZIA che il ripieno, o anche solo uno dei tre strati, sia di noce.
No, il panettone no.
Quelli del panettone si sentivano così (gesto della mano sopra la testa, come a sventolarsi la tempia ), naif, famolo strano.
Il panettone non annovera nella lista degli ingredienti le mandorle, nessun panettone, nemmeno i panettoni che mangiano nel Grande Paese delle Mandorle, ma sopra il panettone ci sono proprio delle mandorle.
E neanche da dire un mare di mandorle, che allora diventerebbero un ingrediente fondamentale- e finalmente anche nel Grande Paese delle Mandorle potrebbero usarle per i panettoni- no.
Quattro mandorle in croce, centellinate che neanche in Bosnia; delle povere mandorle sparse in mezzo a pezzi di glassa scrostata, familiarmente chiamata “il sopra del panettone”.
E attenzione, io NON CE L’HO CON LE MANDORLE che, personalmente, ho sempre trovato fini ed eleganti, ma con LE FAMIGLIE DI ARTIGIANI PASTICCERI che continuano a mettere le mandorle senza motivo e disposte male- che se prendo una fetta posso trovarne sopra tre come nessuna e allora devo urlare e spaccare un bicchiere.
Mi sbagliavo: forse non era un’invettiva contro ignoti.
Secondo.
“Non mi piacciono i canditi, li odio proprio, CHE SCHIFO”.
Zio, ti mangi i wurstel del discount crudi.
Della frutta con dello zucchero: capisco possa non farti impazzire, ma da lì a fare la faccia di un carlino e scartare, tirandoli fuori con le unghie da tossico che ti ritrovi, i canditi uno per uno, credo sinceramente che ti dovrebbe venire una paralisi temporanea- da novembre a fine gennaio- alla zona del corpo che usi per esternare i tuoi complicatissimi pensieri.
Decisamente NON un’invettiva contro ignoti- per questa categoria ho addirittura una lista, con nomi, cognomi e gruppo sanguigno.
Secondo.2
“Meglio panettone!”
“Noo… meglio pandoooro…”
“Raga io ODIO il panettone e AMO il pandoro”
Dovete inciampare su un ponte molto alto e cadere di sotto nel fiume in secca.
Ha senso dire “Mi piace molto la lasagna, ne mangerei proprio tanta! Una cosa che non mi piace, invece, è la trippa in umido! (Però che buone le verdure!)” perché lasagne e trippa sono due cose diverse tra loro- le verdure è una cosa mia, scusate.
Pandoro e panettone sono GROSSOMODO la stessa cosa, non rompete il cazzo.
Terzo.
Smettetela, per l’amor di Dio sceso in terra, di cantare in “Tu scendi dalle stelle” la seconda strofa con l’accento sbagliato.
È “màncan panni e fuoco o mio Signore” non “mancàno panni e fuoco o mio Signore”.
AMICO TOSSICO: Eh ma cume faccio? Senti, senti:
~ “A tee che seei nel mondooo
il creeatooore
mancàno panni e fuoo-cooo o mio Signooo-re” ~
Vedi, nun ce staaiaa couuon la ritMica sennò”
IO:
Puoi fare, mio caro amico, una pausa dopo “A te che sei nel mondo il creatore”, così:
~A tee che seei nel mondooo
il creeatooore
PAUSA- màncan panni e fuoo-cooo o mio Signooo-re~
Quanto è bella invece la canzone “Agnus Dei”?
La parte in cui fa:
Miserere nobis
parte il canone- erere nobis!- obis!
doppia voce tutti insieme Misereeree nooooo-bis
Se chiudo gli occhi vedo l’Altissimo che mi accarezza il volto e mi dice:
“Altea, Altea cara, mia cara Altea, Alteina.
Non tutti apprezzano la polifonia dell’Agnus Dei, solo le anime pie ne godono.
Ho visto che ti luccicano gli occhi al canone Miserere nobis- erere nobis; anche a me piace molto quel pezzo, quando sono arrivato ma parte l’Agnus Dei faccio il giro più lungo per sentirla tutta.
Per te, terrò un posticino qua, accanto a me, nelle sfere angeliche dell’etere”.
Mi giro e c’è una vasca foderata di velluto rosso, drappeggiata di merletti italiani, piena di acqua molto calda e petali di rosa, posta in una sala con un impianto da 20k con i bassi che spingono tantissimo da cui esce la voce di Pablo Trincia, in mano ho un bicchiere di acqua Perrier e dei putti mi offrono dei biscotti Lotus già scartati. Nel mentre dei cherubini asessuati mi hanno tolto le scarpe e mi stanno sapientemente massaggiando le piante dei piedi, come happy ending un buono da 50 soldi divini da spendere per i trattamenti di riflessologia plantare nell’Eden.
Questo è il paradiso; per le persone che non rompono troppo il cazzo.