le mie ca**o di fette biscottate

9 Agosto 2023

Le mie cazzo di fette biscottate non me le dovete sbattere quando le passate per imbustarle.
Se io le ho messe a fine rullo, dopo le barbabietole sottovuoto, dopo il wc net aria marina, dopo il mix orzo farro legumi, e prima solo dell’insalatina imbustata, un motivo c’è. E questo motivo è che non voglio che si frantumino.
Esiste un girone dell’inferno per tutti i commessi che hanno sbriciolato anche solo una delle mie Granfette Integrali, Fresche Biscottate o Misura Dolcesenza- che a onor della cronaca è lo stesso girone in cui finiscono coloro che a fondo busta mettono il pacco di lattughino, per sommergerlo con innecessaria violenza di mozzarelle Dimmidisì, spalmabile MyProtein e pere Carmen, per recuperarlo poi sotto tutto, derelitto, sgonfiato, umido e scuro. Imparate a vivere, cani! Piuttosto mandate quella buona donna di vostra madre a farvi la spesa e non trattatela male poi se anziché il Müller mix con i waferini vi ha preso il mix Irresistibile Lampone: è vero, come le dite sempre, che non capisce un cazzo ma non fateglielo pesare troppo!

Già è un miracolo che le fette biscottate, fragili e timide creature, possano arrivare sulle nostro tavole, dentro a dei semplici imballaggi di plastica o cartoncino- che non preservano in alcun modo la loro integrità.
È un miracolo che resistano giorni e giorni sotto al peso di altre confezioni di fette biscottate (consiglio infatti di prendere quelle più in alto) dopo interminabili viaggi della speranza in camion bui e con poca aria.
Io dico “SÌ ALLE FETTE” e trovo orripilante che alcuni essere umani le trattino con nonchalance, dimenticandosi tutta la fatica che abbiamo fatto come specie per averle sulle nostre tavole.
Io sento la loro flebile voce gridare “quando mi spalmi non stringermi troppo che altrimenti collasso internamente e poi bestemmi!”, “non dividermi in due solo perché la tazza è troppo stretta, inclina la tazza e intingimi partendo dall’angolo, mio buon signore” o “ti prego la marmellata curcuma mandarino no, mi ricorda di quando lavoravo in Messico e facevo il numero di mimo pitturato bianco in faccia col vestito rubato all’ospedale” o ancora “con la Bigusto Dolciando, Dobby è un elfo libero!”.

Commessi e commesse da tutto il mondo, vi prego, non fate la figura dei fessi, la figura di chi canta “Oh Oh cavallo oh oh cavallo” sempre mezzo tempo indietro: relazionatevi con la fragilità e sarete persone migliori.

Altea Bonatesta

Altea Bonatesta

Altea Bonatesta, classe 96, nasce, cresce e corre nelle ridenti campagne piemontesi. Dopo essersi laureata in ingegneria aerospaziale, decide che la stabilità di un lavoro pagato e indeterminato non fa per lei, per cui si trasferisce nella, ridente anch’essa, Bologna per studiare teatro.
Si occupa di attività che le fruttano molto danaro, come scrivere, recitare e tenersi aggiornata sul meteo.
D’altronde, cos’è la vita senza quel brivido che solo la precarietà può dare?

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