Tutorial per come venire lasciate

24 Ottobre 2025

Breve tutorial su come venire lasciate.
(Lasciate con la “e”: parlo per le donne, le femmine, le portatrici di vita, le tettemmammarie munite.)
Dicevo, ecco il tutorial da seguire per venire lasciate:

  1. Fagli vedere la vera te

Questo di base il tutorial da seguire passo passo.

Se poi mi dite:
Ma Altea, io non mi fido, metti che l’uomo della mia vita, l’uomo che ho incontrato 3 mesi fa e di cui sono pazza, l’uomo che sarà il padre dei miei figli, l’uomo che mi fa sentire le farfalle nello stomaco, dentro le viscere, che sono tutta un fuoco, che mi piace sia fisicamente che intellettualmente, con quella frase di Osho tatuata sulla tibia, un van da 60.000 euro e insieme gireremo il mondo come dei poveracci a mangiare le ostriche su un tavolino pieghevole quechua, l’uomo che mi fa venire le traveggole, che mi cucina il pad thai col latte vegetale, che mi ha coperto gli occhi con le fette spesse del prosciutto chiamato amore, dicevo metti che quest’uomo non mi lascia se seguo il tuo tutorial
per questo, solo per voi intime abbonate della mia newstetter a pagamento, vi aggiungo il punto 2)

2. Comprategli con tre o quattro mesi di anticipo il regalo di compleanno, ma che sia un bel regalo, non la camicia da camicissima che tre le pagate 99 e 90, non fate le poveracce, comprategli qualcosa che costi molto che ne so, una bici, un orologio, comprategli l’anello, qualcosa che poi non potrete restituire perché lo avrete fatto incidere con le vostre iniziali, un bel “Ti amo” sul telaio, un“X SEMPRE NOI 2” scalfito sul quadrante da un vecchio e avido orologiaio sionista.


Seguendo il punto 2, catalizzerete su di voi tutte le caccole di karma che negli anni avete attaccato sotto al letto della vita, vi renderete bersaglio del destino, dileggiate dal dio bendato che legge il braille delle vostre cazzate e riuscirete nella difficilissima e poco esperita impresa dell’essere lasciate.

Sempre vostra,
Collega tettiportante
Altea

Altea Bonatesta

Altea Bonatesta

Altea Bonatesta, classe 96, nasce, cresce e corre nelle ridenti campagne piemontesi. Dopo essersi laureata in ingegneria aerospaziale, decide che la stabilità di un lavoro pagato e indeterminato non fa per lei, per cui si trasferisce nella, ridente anch’essa, Bologna per studiare teatro.
Si occupa di attività che le fruttano molto danaro, come scrivere, recitare e tenersi aggiornata sul meteo.
D’altronde, cos’è la vita senza quel brivido che solo la precarietà può dare?

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