Basta, ho perso la testa: sono andata a farmi un massaggio thailandese.
Esatto, un massaggio thailandese.
Una di quelle cose che non credi esistano veramente finché non le fai.
Un centro massaggi proprio dietro alla stazione, ero pronta al peggio; grata alla vita, avrei abbandonato la nave come le rockstar, a 27 anni, sbudellata dalla mafia orientale in uno scantinato.
E invece, un centro massaggi che nemmeno il salotto di mia zia che vota destra: tavolini intarsiati, lussuriosi divani, statue di divinità orientali che sembravano pesanti, solide, non di plasticaccia, tante sale, corridoi, anfratti verdeggianti.
Ad accogliermi, due donne thailandesi proprio come da stereotipo: una maglia-camicia di seta ricamata con dei disegni orientali, dei pantaloni tuta decathlon basic, lo smalto alle unghie rovinato ma un rossetto traslucido scintillante.
Tenute sopra al bancone e trasandate sotto; l’attenzione al dettaglio per loro è tutto.
Italiano maccheronico parlato a gesti, inglese ancora più maccheronico- secondo me non sapevano parlare nemmeno il tailandese- unico linguaggio capito: il fruscio dei contanti.
Mentre aspettavo mi hanno offerto un the: il the più buono che abbia mai bevuto (forse perché mi convinco sempre a berlo senza niente e quando me lo danno zuccherato mi ricordo di quanto sia buono lo zucchero) che sapeva un po’ di caramello, un po’ di croccante, sapeva di libertà, un the meraviglioso, credo sia il classico the thailandese, accompagnato, come di loro consuetudine da un biscottino Lotus confezionato.
Mi portano poi nella stanza del piacere, la stanza del massaggio e qui inizia il capolavoro: un massaggio compiuto senza alcuna conoscenza o consapevolezza dell’anatomia umana ma sicuramente con tanto impegno.
Rischio di farsi male: alto.
Lei mi è salita sulla schiena con le ginocchia credo, o forse con dei coltelli, so solo che faceva molto male.
Ma non quel male che dici “oh sì, mi farà bene”; no no, quel male che è solo male.
Tentava pose ed equilibri precari, cadendo più volte e pestandomi i capelli con le mani.
Non credo distinguesse le braccia dalle gambe, per lei il collo ruotava a 360° -le addestrano con le Barbie- a un certo punto mi ritrovo accartocciata, un ragno morto.
Poi mi ha dato dei pugni. Randomici, senza un ordine o un ragionamento. Semplicemente dei pugni. E senza preavviso. Dei pugni. Ma non dei “pugni da massaggio”, no, dei pugni “pugni”.
Più volte mi sono scrocchiate delle ossa credo più per caso che per volontà.
Lei continuava a mettere olio, e a schiacciare, picchiare: un piccolo mortaio dell’Est che frantumava le mie ossa, pesto per i loro tacchini.
Esperienza consigliata? Per poi raccontarla, ASSOLUTAMENTE SÌ.